INVENTARIO #009
Una newsletter di scrittura e altro (programmazione, agende e privilegio)
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È una fredda mattina di inizio gennaio. E ho parecchio da pianificare. Mi tuffo, allora, per le strade di Torino.
Raggiungo una caffetteria. Entro. Mi accomodo. Ordino. Nell’attesa apro lo zaino e tiro fuori un’agenda e un libro. L’agenda è una Moleskine nera con la copertina morbida. La uso per tenere il diario e per gli appunti. Devo progettare i nuovi corsi di lavoro e organizzare la scrittura dei nuovi articoli.
Ho sempre avuto tre agende. Una per ogni tipologia di scrittura. Certe volte le agende diventavano quattro. La quarta serviva per gli esperimenti di scrittura narrativa. Quest’anno vorrei provare a tenere insieme tutte queste cose. Un’agenda sola, quindi.
Quello che invece non riesco proprio a tenere insieme è quello che penso: e cioè che alcuni dei fatti accaduti questo mese mi stanno lasciando addosso delle impressioni terribili.
La notte di capodanno, in Svizzera, è scoppiato un incendio all’interno di un disco-bar. A causa della presenza di alcune candele pirotecniche il rivestimento del soffitto ha preso fuoco. Sono morte quaranta persone. Più di cento sono rimaste ferite.
In Iran, le proteste contro il regime di Ali Khamenei sono state represse causando la morte di centinaia di persone. Lunedì 12 gennaio l’agenzia di stampa Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha confermato 544 uccisioni e 10.681 arresti.
Quando arriva, il cappuccino è caldo e dolce. Mando giù un secondo sorso e sistemo la tazza sul piattino.
In Iran, l’accesso a internet è stato bloccato. Ciò nonostante, l’ayatollah ha continuato a scrivere su X. Penso che Elon Musk, il proprietario di X, è anche il proprietario di Starlink, il sistema di connessione satellitare sfruttato dagli attivisti iraniani per aggirare la censura.
Un cameriere si avvicina per chiedermi se è tutto a posto. Rispondo con un cenno della mano.
Il sette gennaio, a Minneapolis, un agente dell’ICE, l’agenzia federale statunitense responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, ha sparato e ucciso Renee Nicole Mackin Good, una donna di trentasette anni. L’omicidio è stato ripreso dai cellulari dei residenti che si trovavano in strada, lungo Portland Avenue, in quel momento. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, informato dei fatti, si è espresso nei confronti della persona di Good e dell’accaduto nei seguenti termini: “[...] very disorderly, obstructing and resisting, who then violently, willfully, and viciously ran over the ICE Officer, who seems to have shot her in self defense”.
Il Presidente degli Stati Uniti ha dichiarato il falso. E lo ha fatto ancora, e ancora: in corrispondenza di una seconda morte violenta e ingiustificata per mano dell’ICE, che mi raggiunge mentre scrivo e s’aggiunge all’elenco, quella di Alex Jeffrey Pretti, un infermiere di trentasette anni, avvenuta il ventiquattro gennaio, sempre a Minneapolis.
Il sindaco della città, Jacob Frey, ha dichiarato: «To ICE, get the fuck out of Minneapolis.» Ma la sua dichiarazione è rimasta inascoltata, purtroppo. Per ora.
Episodi come questi mi stanno impedendo di raccontare quello che mi piace. Di poterlo raccontare liberamente. E mi stanno obbligando a fare i conti con il mio privilegio. Anche qui, in questa newsletter (che è poi un diario, che è poi una newsletter). Vorrei sentirmi più libero di dire di stare provando piacere. Piacere di leggere. Piacere di scrivere. Piacere di amare la mia famiglia. E di esserne amato. Da tempo, invece, un’ombra si è insinuata nel racconto di questi piaceri. La minaccia della superficialità. Il pericolo dell’inopportunità. La consapevolezza del privilegio, per l’appunto. White men tears, le chiamerebbe qualcuno, non senza ragione.
Raccontare il proprio piacere significa anteporre il proprio piacere a quello degli altri. Sempre? Lo stesso discorso vale per il dolore.
Quest’ombra rende pesanti i miei pensieri. Il peso li fa muovere goffamente. La goffaggine li trasforma in esseri irritabili. E, purtroppo: cattivi. Credo invece che oggi come oggi sia necessario essere buoni. Essere gentili. Ma che tipo di gentilezza ho in mente? Una gentilezza che sappia lasciare più spazio al piacere degli altri. Più spazio al dolore degli altri. Sempre?
Finisco il cappuccino. Metto da parte l’agenda. Apro il libro. Si tratta di “Da leggersi all’imbrunire”, una raccolta di racconti di fantasmi di Charles Dickens curata da Malcolm Skey.
Trovo nell’introduzione una citazione tratta da David Copperfield che dice:
“Mio padre aveva lasciato una piccola raccolta di libri in una stanzuccia al piano di sopra, nella quale avevo accesso (perché contigua alla mia) e dove nessuno della casa ficcava mai il naso. Da quella benedetta stanzuccia “Roderick Random”, “Peregrine Pickle”, “Humphrey Clinker”, “Tom Jones”, “The Vicar of Wakefield”, “Don Chisciotte”, “Gil Blas”, e “Robinson Crusoe”, uscirono – schiera gloriosa – a tenermi compagnia. Essi tennero in vita la mia fantasia e la mia speranza di un qualcosa oltre quel luogo e quel tempo - essi, e le “Mille e una notte” e i Racconti dei genî -, e non mi fecero nessun male perché qualunque male ci tosse in alcuno di essi, per me non c’era: non ne sapevo nulla.”
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Assieme alla raccolta di racconti di Charles Dickens, “Da leggersi all’imbrunire”, mi hanno fatto compagnia, e mi fanno compagnia ancora, in questo primo freddissimo mese dell’anno, le seguenti letture:
Il re in giallo di Robert William Chambers (BUR Weird), le Opere scelte di Edgar Allan Poe (Mondadori Meridiani) e Jane Eyre di Charlotte Brontë (Einaudi) – per il Gruppo di Lettura presso la Libreria Fontana tenuto da Teresa Prudente e Federico Sabatini.
Sono curioso di leggere, invece: L’imperdibile, il nuovo romanzo di Eleonora Marangoni (Feltrinelli), e questo saggio di Elisa Donzelli, Inventare la memoria: giovinezza e antifascismo. Lalla Romano, Mario Soldati, Carlo Levi (Marsilio).
Mi fa molto piacere, poi, ritrovare in libreria Ammirabili & freaks di Giuseppe Mercenario (Saggiatore) e l’edizione Oscar Mondadori (con la traduzione di Renata Colorni e un’introduzione di Luca Crescenzi) de La montagna magica di Thomas Mann.
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C’è qualcos’altro che ho piacere di segnalare.
Lo scrittore Giulio Mozzi ha da poco pubblicato il Barbamozzi 2026. Una raccolta di riflessioni intorno alla scrittura e al mestiere della scrittura nate grazie ai tanti confronti con le studentesse e gli studenti dei corsi e dei laboratori della Bottega di narrazione. Il file è gratuito. Si tratta di un regalo. Ed è una lettura che io ho trovato assai stimolante.
Un altro scrittore, Leonardo Colombati, ha aperto le iscrizioni a THE WHITELIGHT GAZETTE, la newsletter del suo nuovo romanzo intitolato Non vi sarà più notte (Mondadori), in uscita il 26 febbraio. Nel primo numero è possibile leggere, tra le altre cose, una gustosa anteprima: “Un ufficialetto russo parte alla volta di Parigi”…
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La storia di questa foto – e di quelle che verranno – la trovate qui.
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Mercoledì 28 gennaio presso la sede del Circolo dei lettori di Torino, all’interno di un programma dedicato alle lettrici e ai lettori di oggi e domani chiamato Scuole in Circolo, si è tenuto un nuovo incontro dedicato al mio primo romanzo, L’estate del diorama (Edizioni Piuma). Un secondo incontro, con un’altra classe di studentesse e studenti della scuola secondaria, si terrà lunedì 2 febbraio.
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FRONTE del BORGO
Lo sa bene chi partecipa a Il tempo ritrovato, il gruppo di lettura gratuito per Over60 che ho il privilegio di condurre da un paio d’anni. Dopo Adriatica di Massimo Gezzi (Feltrinelli) il nuovo libro da leggere è quello di Silvia Bortoli, scrittrice e traduttrice: Come il cane è arrivato tra noi ed è rimasto (Quodlibet). Il prossimo appuntamento è fissato per il 14 febbraio alle 16:00. Chi fosse curioso di dare un’occhiata, o di sapere qualcosa in più, trova tutte le informazioni in questa pagina.
MERENDE SELVAGGE
Sabato 14 febbraio, alle 16:00, presso il Circolo dei lettori a Torino, insieme a Domitilla Pirro, terrò le fila (ma fino a un certo punto…) di un laboratorio per bambine e bambini intitolato: Merenda Selvaggia dei Cuori in Maschera! Partiremo da La bella e la bestia di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villenueve, proseguiremo con la scoppiettante caoticità noir di Zootropolis 2 e il mondo bianco a pois rossi de La Pimpa di Altan. Per maggiori informazioni e prenotazione cliccate pure qui.
PRESENTAZIONE
Il 12 febbraio alle 18:30, presso la libreria Trouvaille, avrò l’opportunità di presentare Le vite di ieri (Gallucci), il primo volume di una trilogia urban fantasy intitolata Cronache delle Anime e del Caos, scritto da Marta Mulè (aka libriattraversolospecchio) e Francesco Salvatore.
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Non è stato facile. A dire il vero, non è mai facile. Ad ogni modo. A partire da questo numero, INVENTARIO uscirà sempre l’ultimo giorno del mese. Ci ritroviamo sempre qui, quindi, se vi va, nella giornata di sabato 28 febbraio. Ciao!





Un mondo sempre più difficile in cui vivere e storie sempre più preziose in cui rifugiarsi.