INVENTARIO #012
Una newsletter di scrittura e altro (AMALIA!, autobiografismo selvaggio e fumetti norvegesi (a Bologna))
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Chiamatemi Amalia.
Anzi, chiamami: tu. Tu chiamami Amalia, se ti va.
Qualche mese fa – non importa quanti esattamente – avevo poca o nessuna pazienza, e nulla che riuscisse a calmarmi, così ho preso a calcioni un certo cancelletto e ho scoperto la parte... cosése del mondo. Candèmoni compresi.Il cosése è la lingua d’origine dei miei genitori. Non si chiama veramente così, ma mi viene spontaneo chiamarla in questo modo, visto il fastidio che mi dà: ancora non l’ho imparata ben bene, saì.
Calciare le cose, invece, è un modo tutto mio di cacciare la rabbia e fare pace con le emozioni; ma è un modo che non funziona proprio sempre-sempre, questo devo ammetterlo. Per esempio, succede ogni volta che m’accorgo che:
il naso s’allarga e si tinge di nero,
la bocca s’impela, le labbra si tendono,
il muso va avanti più avanti coi denti
e alla fine ho una faccia da bestia pur’io.Ma succede anche ogni volta che dalla testa mi piovono via i pensieri, oppure ogni volta che mi convinco che nessuno mi capisce a eccezione del mio fido e svolazzante pipistrello Cavaliere, e soprattutto ogni volta che il malumore si mangia tanta parte della mia capoccetta – così tanta che mi pare sarei in grado di litigare con chiunque, non solo con la mia orrida compagna di classe Cinzia Fitinzia – ecco, ognuna di queste volte finisce che decido che è ora di cercarmi un’avventura bestiale.
Che incipit, eh?
Qualcuno potrebbe sostenere che ci siamo ispirati a quello di Moby Dick di Herman Melville tradotto da Cesare Pavese:
Qualcun altro potrebbe sostenere che ci siamo ispirati a quello di Orson Welles che recita l’incipit di Moby Dick di Herman Melville:
Si tratta, ad ogni modo, di un incipit a cui Domitilla Pirro e io siamo molto affezionati. [E questo inizio della newsletter, che poi è un diario, che poi è una newsletter, potrebbe essere pure un modo per sollecitare qualcuno ad andare a visitare la mostra “My Name Is Orson Welles” della Cinémathèque française presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Fino al 5 ottobre.]
Il secondo volume di Amalia è uscito! (🎉🎉🎉!) Sono iniziate le presentazioni selvagge. Sono proseguiti i Laboratori Selvaggi. (Ci sarete al Salone?) (Ci saremo al Salone.) Quello che mi sorprende – che ci sorprende, tutte le volte, a Domitilla Pirro e a me – è quanto questa storia – questa storia zeppa di cosése, innanzitutto, e di candèmoni, e di miracoli tigreschi, e di famiglie feroci, di Mammannàre e Papòstri, insomma, e di MICRO (ma di MICRO non ce n’è mai abbastanza), e di MACCHINE RACCOGLI CÀCCHINA (MARIA CRISTINA COSTA SEI IMMENSA), di SBARACAGNÀUNZ! (che poi altro non è che un rumore SPACCAMURI), e di NERRRVI, un saaacco di NERRRVI – ci sorprende, ecco, un fatto: si tratta della storia più autobiografica che Domitilla Pirro e io, che sempre noi due siamo, ecco, abbiamo mai scritto. (La più autobiografica che scriveremo mai, anche?) (Chi lo sa.)
Grazie ancora, e sempre, a Edizioni Piuma, che vede l’invisibile. E trasforma i sogni delle persone negli oggetti più belli che gli esseri umani abbiano pensato di creare a un certo punto della loro storia.
💭
Cos’è che ho combinato, durante questa 63esima edizione della Bologna Children’s Book Fair?
(01)
Innanzitutto, ho colonizzato lo stand di Edizioni Piuma:
(02)
Ho visitato lo stand IBBY.
Ovvero: l’International Board on Book for Young people – l’organizzazione internazionale no-profit, fondata nel 1953 da Jella Lepman, con lo scopo di facilitare l’incontro tra libri, bambini e bambine e ragazzi e ragazze.
C’era il DIORAMA.
In carne e ossa (e fantasmi):
E c’era nella carta e nell’inchiostro della cosiddetta IBBY Italia Choice: “una ‘honour list’ dei migliori libri per l’infanzia editi in Italia”, recita il sito, e mi tremano le dita nell’incollarlo qui.
[La mia incondizionata ammirazione e gratitudine, sempre, oltre che a Francesca Di Martino vanno ad Alida Pintus, che per il DIORAMA ha saputo trovato un universo di matite nerissime e coloratissime, e Alan Bassi, l’editor che si è preso cura delle sue parole, quando in solitudine cercavano compagnia in modo da essere più forti.]
(03)
Il Paese Ospite d’Onore di questo 2026 è stata la Norvegia.
Ne ho approfittato per dare un’occhiata a un po’ dei fumetti esposti:

📸
La storia di questa foto – e di quelle che verranno – la trovate qui.
📆
SALONE DEL LIBRO
Sarò al Salone, dunque. Con Domitilla Pirro, e la squadra del Fronte del Borgo della Scuola Holden, nei giorni: venerdì 15 maggio per WRITERS’ BOX, sportello di scrittura e immagini [dalle 17:20 alle 18:20 al PAD 4 nel LAB SCRITTURA]; sabato 16 maggio per GIOVANI PENNE, presentazione dell’antologia con i racconti scritti durante il corso di scrittura per adolescenti tenuto da Domitilla Pirro e dal sottoscritto [dalle 18:40 alle 20:50 – si tratta di un doppio turno – al PAD 4 nel LAB SCIENZA]; domenica 17 maggio per La Merenda Selvaggia delle invenzioni impossibili. Costruire futuri da contastorie [dalle 15:10 alle 16:10 al PAD 4 nel LAB VOCE]; lunedì 18 maggio per PICCOLE E GRANDI STORIE SELVAGGE, occasione di coronamento dei tanti percorsi didattici offerti gratuitamente da FdB alle scuole, dalle primarie fino alle secondarie di primo e secondo grado [dalle 16:45 alle 19:00 – si tratta di un doppio turno – al PAD 4 in SALA GIALLA].
GRUPPO DI LETTURA
Dopo aver affrontato – e molto molto amato, vi dico, lo splendido e disturbante (e: splendido proprio perché disturbante) – Non scrivere di me di Veronica Raimo, il 9 maggio prossimo, dalle 16:00 alle 18:00, Il tempo ritrovato, il gruppo di lettura over 65 che ho la fortuna di guidare nel Fronte del Borgo della Scuola Holden, si occuperà di: Torino piccola (Pendragon) di Mariolina Bertini. (E di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg, anche.) Sarà il nostro ultimo appuntamento, per quest’anno. Per il prossimo, come dire: ci stiamo organizzando!
MERENDE SELVAGGE
Siete mai stati a una presentazione ludico-didattica? No? No?!? Potrete rimediare presto: venerdì 8 maggio, alle 18:00, presso il Circolo dei lettori di Torino (precisamente in Sala Biblioteca), le Merende Selvagge (che poi siamo sempre noi: Domitilla Pirro e il sottoscritto) presenteranno Amalia Ingannasorte e la Macchina Raccogli Cacchina! Letture, colorazioni, crafting (leggete: pacioccamento selvaggio), insomma: attività pensate per Mini Umani e famiglie al seguito (mostruose e non), o per persone adulte che con il proprio Mini Umano interiore dialogano quotidianamente. L’ingresso è libero fino all’esaurimento dei posti. Per maggiori informazioni cliccate qui!
Eccoci qua. Come va? Come state? Bene, sì? Un terzo del 2026 se n’è andato, a quanto pare. (Un terzo?) (Un terzo!) E tra i ricordi – sempre tanti (per fortuna) – ce n’è uno che mi fa piacere condividere: la notte del 1° aprile (la notte qui in Italia, almeno) quando l’Orion Multi-Purpose Crew Vehicle (MPCV), con a bordo Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, astronautə dell’Artemis II, è decollato dal Kennedy Space Center. Obiettivo: raggiungere lo spazio cislunare. (Domanda: ci è riuscito?) (Risposta: ci è riuscito.) E poi è tornato. L’MPCV. A casa. Sulla Terra. QUI. Dopo un tuffo (SPLAAAAAAAAAASH!!!) nell’Oceano Pacifico. [Ché anche di questo è capace la Nostra Specie: di straordinarie imprese scientifiche e umane. E non soltanto di guerra, guerra, guerra, guerra… che NERRRVI!] Ciao!













